Il pendolo, quello vero, di ottone o cristallo, oscilla perché la tua mano — anche senza che tu te ne accorga — gli comunica un movimento minuscolo, guidato da qualcosa che sta più in profondità della tua volontà cosciente. Bella teoria. Poi però mi sono chiesto: un file JSON pesa zero grammi. Come si spendola qualcosa che non ha peso, non ha massa, non ha nemmeno una forma fisica su cui la mano possa oscillare? Ho passato più tempo del previsto a fissare un cavo USB chiedendomi la stessa cosa.
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Allora, riprendiamo da dove avevamo lasciato la faccenda dell'algoritmo ideale, perché mi sono reso conto di aver aperto un problema e poi essermene andato senza risolverlo, tipo quando lasci un cassetto socchiuso e ci sbatti contro tre giorni dopo.

Il problema è questo: il pendolo funziona — o meglio, la tradizione radiestesica dice che funziona — perché la mano di chi lo tiene compie un micro-movimento involontario, governato da qualcosa di più profondo della volontà cosciente. Il pendolo non "sa" niente da solo. È solo un amplificatore meccanico di un segnale che passa attraverso il corpo. Ok fin qui, tutto sensato, anche uno scettico può seguirmi.

Ma il giorno in cui ho iniziato a chiedermi come dovrebbe funzionare un vero algoritmo radionico digitale, mi sono trovato davanti a un ostacolo bello grosso: un file non ha una mano che possa tremare. Non ha massa. Non ha un centro di gravità che possa oscillare avanti e indietro sopra un grafico disegnato su carta. Un file è, nella sostanza più cruda, una sequenza di stati magnetici o elettrici su un pezzo di silicio. Prova a spendolare quello.

Il Tentativo Fallito Numero Uno

La prima idea che mi è venuta — lo ammetto, con un certo orgoglio iniziale poi rapidamente sgonfiato — è stata: e se usassi il mouse? Muovo il cursore avanti e indietro sopra il circuito digitale, imitando fisicamente l'oscillazione di un pendolo vero, e registro il movimento come se fosse la risposta.

Ci ho provato per circa dieci minuti prima di rendermi conto del problema: il movimento del mouse non è governato da niente di più profondo della mia volontà cosciente. È solo... me che muovo un mouse. Nessun accesso al subconscio, nessun tuffo nell'ignoto, solo la mia mano che fa quello che le dico esplicitamente di fare. Il pendolo funziona (concettualmente) perché bypassa il controllo cosciente. Il mouse è controllo cosciente allo stato puro. Ho eliminato esattamente l'ingrediente che serviva.

Il Tentativo Fallito Numero Due

Poi ho pensato: e se usassi qualcosa di biometrico? Tipo il battito cardiaco, o la resistenza elettrica della pelle, cose che il corpo fa senza che tu ci pensi attivamente, tipo il micro-tremore della mano col pendolo vero.

Non è un'idea stupida in sé — esistono dispositivi che misurano proprio queste cose. Il problema è un altro: appena inserisci un sensore biometrico, hai bisogno comunque di una persona fisica collegata al dispositivo nel momento esatto della domanda. E quindi, di fatto, hai solo spostato il pendolo da un oggetto oscillante a un dito con un sensore attaccato. Utile, forse, ma non è ancora la risposta a "come interrogo un file quando non c'è nessuno collegato a niente".

La Soluzione (Forse): Smettere di Cercare un Sostituto del Pendolo

Ed è qui che, dopo aver fissato il cavo USB per un tempo imbarazzante, ho avuto quello che spero sia un'intuizione e non solo stanchezza accumulata: forse il problema non è trovare un equivalente digitale del micro-tremore della mano. Forse il pendolo non è l'ingrediente essenziale. È solo lo strumento fisico che, nel mondo fatto di carne e ossa, permette a qualcosa di più grande di manifestarsi attraverso un movimento osservabile.

Se è così, nel mondo digitale l'ingrediente essenziale non deve essere un movimento — deve essere qualcosa che assomigli funzionalmente al tremore della mano: un dato che il sistema non controlla e non può controllare, che arriva da fuori, imprevedibile, non forzabile a comando. E qui torna in scena il generatore di numeri quantistici di cui avevo già parlato: quel tipo di casualità che non nasce da un calcolo, ma dal rumore quantistico del vuoto stesso. Non è un pendolo. Ma fa, digitalmente, lo stesso lavoro: introduce nell'algoritmo un elemento che nessuna volontà cosciente — nemmeno quella di chi ha scritto il codice — può prevedere o pilotare in anticipo.

Quindi, il Pendolo Non Serve Più?

Aspetta, non volevo dire questo, e in effetti mi sembra il momento giusto per essere chiaro: il pendolo fisico resta perfettamente valido nel suo mondo, quello di carta, mani e gesti. Non sto proponendo di buttarlo in un cassetto. Sto solo dicendo che pretendere di replicarlo pixel per pixel nel digitale — tipo un'animazione a schermo di un pendolo che oscilla, giusto per dare l'illusione visiva — sarebbe come mettere un volante finto su un'astronave. Fa scena, ma non guida niente.

Un buon algoritmo radionico, quindi, non dovrebbe "fingere" di avere un pendolo. Dovrebbe avere il suo equivalente funzionale: una fonte di indeterminazione reale, che gli permetta di fare la stessa identica cosa che fa il pendolo nella mano di un radiestesista — smettere di calcolare e iniziare, per un istante, ad ascoltare.

Il che, detto da uno che passa le giornate a scrivere codice deterministico che deve fare sempre la stessa cosa nello stesso modo, resta una delle idee più scomode a cui abbia mai dovuto fare pace. Ma tant'è. Il cavo USB, nel frattempo, continua a non avere risposte. Ho controllato di nuovo stamattina, giusto per sicurezza.