Alef
ʾālef
La soglia del consonantismo
Alef può restare senza consonante udibile o sostenere una vocale, secondo la parola e la tradizione di lettura. Il segno qui è la lettera, non una vocale autonoma.
Qseeds · Biblioteca simbolica / Scrittura e tradizione
Ventidue lettere ebraiche, con i loro nomi, suoni e forme. Un catalogo essenziale per riconoscere e leggere l’alfabeto.
ʾālef
La soglia del consonantismo
Alef può restare senza consonante udibile o sostenere una vocale, secondo la parola e la tradizione di lettura. Il segno qui è la lettera, non una vocale autonoma.
bēt
L’occlusiva e la sua variante
Bet vale /b/ con dagesh e può valere /v/ senza dagesh nelle convenzioni masoretiche. La scheda mostra la forma base, non il punto diacritico.
gīmel
Una consonante dal suono netto
Gimel è la terza lettera dell’ordine alfabetico e rappresenta normalmente /g/. Le pronunce tradizionali possono distinguere realizzazioni diverse.
dālet
Il quarto segno dell’alfabeto
Dalet corrisponde in genere a /d/; con o senza dagesh, la distinzione fonetica dipende dalla tradizione. La grafia non include i punti vocalici.
hē
Il respiro della serie
He rappresenta di norma /h/ e può anche indicare una vocale finale nella scrittura. La sua funzione va letta nel contesto, non dedotta dal glifo isolato.
wāw
Una lettera con più funzioni
Vav è consonante in molte posizioni e può servire anche da mater lectionis. La traslitterazione Vav/Waw riflette convenzioni diverse, non due lettere.
zayin
La consonante sonora
Zayin è associata al suono /z/ nella pronuncia ebraica moderna. La variante Zain ricorre in traslitterazioni che rendono diversamente il nome.
ḥēt
Una fricativa gutturale
Chet corrisponde a una consonante gutturale, resa qui con ḥ per distinguerla da He. Le realizzazioni fonetiche variano tra comunità e registri.
ṭēt
La t enfatica
Tet è traslitterata ṭ nella convenzione semitistica, sebbene molte pronunce moderne la realizzino come /t/. Teth è una variante del nome latino.
yōd
Il segno minimo
Yod è una consonante /y/ e in alcuni contesti partecipa alla notazione delle vocali. Il suo valore non si esaurisce nella forma breve del glifo.
kāf
Una delle cinque forme finali
Kaf ha una forma distinta a fine parola, ך. La variazione grafica finale non costituisce una lettera aggiuntiva e non cambia l’ordine alfabetico.
lāmed
La lettera più alta della riga
Lamed si distingue nella scrittura quadrata per il tratto ascendente. Lamedh è una traslitterazione storica del nome, non un glifo alternativo.
mēm
Forma interna e forma finale
Mem alterna מ all’interno o all’inizio di parola e ם alla fine. Entrambe appartengono alla stessa lettera nell’alfabeto di ventidue segni.
nūn
Una seconda forma di chiusura
Nun si scrive ן a fine parola, mentre נ è la forma ordinaria. La coppia aiuta a riconoscere una convenzione ortografica, non un’opposizione di suono.
sāmek
Il suono s e la grafia del nome
Samekh rappresenta normalmente /s/. Samech è una diversa resa latina del nome e non va confusa con la consonante Shin, che richiede un punto per distinguersi.
ʿayin
Una gutturale tradizionale
Ayin è tradizionalmente una consonante faringale, spesso non pronunciata come tale nell’ebraico israeliano contemporaneo. Il segno non indica qui una vocale.
pē
Due valori, una forma finale
Pe può rappresentare /p/ con dagesh e /f/ senza; la forma ף compare a fine parola. Senza diacritici, la scheda registra soltanto la lettera.
ṣādē
La consonante affricata
Tsadi ha forma finale ץ e un nome reso in molti modi nelle lingue europee. La traslitterazione ṣ conserva una distinzione convenzionale, non una pronuncia unica.
qōf
La q del sistema semitistico
Qof è normalmente resa q nella traslitterazione accademica e spesso /k/ nella pronuncia israeliana. Qoph e Kuf sono varianti del nome latino.
rēš
Una r dalla storia plurale
Resh rappresenta una consonante liquida, ma il suo luogo di articolazione cambia nelle tradizioni ebraiche. La descrizione fonetica non è universale.
šīn
Una lettera, due valori distinti
Shin si legge /š/ o /s/ a seconda del punto diacritico posto sopra la lettera. Il catalogo omette quel punto e identifica la forma alfabetica comune.
tāw
La conclusione dell’ordine
Tav chiude la sequenza delle ventidue lettere. La differenza tra pronuncia t e th sopravvive in alcune tradizioni; la grafia base resta la stessa.